Innovazione digitale e tecnologie per lo sviluppo sostenibile

Individuare un punto d’incontro tra l’innovazione digitale e la sostenibilità ambientale è ormai considerato un obiettivo cruciale e, al contempo, una sfida ormai improrogabile che continuerà anche al termine dell’attuale emergenza sanitaria.

Il presupposto da cui partire è che un pianeta più sano è per sua natura più resiliente a fronte di nuove crisi, e che tali crisi possono essere affrontate al meglio soltanto attraverso modalità di business innovative.

In un certo senso, la rivoluzione digitale e l’attuale crisi climatica si muovono quindi su binari paralleli, poiché sono entrambi fenomeni ormai irreversibili, profondi e trasversali. Proprio per questa ragione andrebbero affrontati entrambi con un approccio sinergico e sistemico, che investe la tecnologia di un ruolo chiave per l’ottenimento di una sostenibilità non soltanto ambientale, ma anche sociale ed economica.

Ma come dovranno muoversi le imprese in uno scenario simile, per dare vita a un futuro migliore sia per il pianeta che per i suoi abitanti?

Il ruolo delle aziende per un futuro tecnologico e sostenibile

Il punto di partenza è, naturalmente, la comprensione profonda dei principi che attualmente guidano le scelte d’acquisto dei consumatori.

Valori come sostenibilità, ecologia, riduzione dell’impatto ambientale, strategie green sono ormai considerati critici nella preferenza di un brand piuttosto che un altro, e non a caso sono sempre più numerose le organizzazioni che adeguano e ripensano i loro modelli di business e protocolli operativi proprio in funzione di un trend ormai considerato trainante.

Al contempo, la capacità di comunicare questa nuova filosofia, e con essa i suoi valori, al potenziale consumatore rappresenta un ulteriore driver di crescita che permetterà alle aziende di dominare il loro segmento di mercato.

Un recente report del Panel GFK sottolinea come già il 36% dei consumatori italiani abbia smesso di acquistare particolari servizi o prodotti perché non ne condivide l’impatto sull’ambiente e sulla società. Gli fa eco un sondaggio del World Economic Forum IPSOS, secondo il quale l’86% del panel (composto da oltre ventunomila adulti) desidera una trasformazione netta e sensibile del mondo, con un marcato salto di qualità rispetto alla realtà pre-COVID.

Le aziende che hanno compreso questo assioma sono quelle che usciranno vincenti anche dalla pandemia: le organizzazioni che bilanciano sviluppo economico, equità e sostenibilità ambientale nella loro strategia sono infatti in grado di ottenere risultati migliori rispetto ai loro competitor operativi nello stesso settore.

Che ruolo gioca la tecnologia in questo scenario?

Sappiamo che l’industria IT è responsabile del 3% delle emissioni mondiali di CO2 e che consuma monumentali quantitativi di elettricità. Sappiamo anche che i dispositivi tecnologici che fanno ormai parte della nostra vita quotidiana richiedono l’utilizzo di materiali rari, che producono importanti sprechi di risorse e che generano rischi di sicurezza sul posto di lavoro, oltre che contribuire alla produzione di quelli che un domani diventeranno rifiuti elettronici riciclabili solo in minima parte.

Esiste però anche un aspetto estremamente sostenibile legato all’innovazione digitale, e può trasformarla nel tramite verso un mondo realmente meno inquinante e più sostenibile: si pensi ad esempio alle smart city, o alle startup dell’Agroalimentare che utilizzano la tecnologia per ridurre gli sprechi o per adottare virtuosi modelli di economia circolare.

In questo senso possiamo quindi parlare addirittura di sostenibilità digitale, intesa come l’insieme delle metodiche e delle soluzioni tecnologiche che contribuiscono a una società, un ambiente e un’economia più virtuosi.

È concorde in questa tesi anche la GESI (Global e-Sustainability Initiative), secondo la quale è proprio la tecnologia ad avere le carte in tavola per contribuire a tutti e diciassette gli obiettivi ONU che prevedono un reale Sviluppo Sostenibile entro il 2023, in primis attraverso una raccolta e analisi dei Big Data per poi metterli al servizio della sostenibilità.

Senza considerare poi gli obiettivi di Agenda 2030, il programma che monitora il processo di cambiamento del modello di sviluppo attraverso un sistema basato su 17 obiettivi, 169 target e più di 240 indicatori i quali, analizzati in sinergia, offriranno in sede ONU un’importante panoramica dei risultati di ciascun Paese.

Per il 2050 ci si attende invece il raggiungimento di una UE a impatto climatico zero, come previsto dal Green Deal per l’economia europea sostenibile. Quest’ultimo si pone l’obiettivo di trasformare le problematiche climatiche e le sfide ambientali in opportunità anche attraverso l’utilizzo delle tecnologie digitali, che potranno essere sfruttate per migliorare l’efficienza energetica (ad esempio con gli smart building o con i veicoli intelligenti) e per ridurre i consumi e l’inquinamento (ad esempio con nuove modalità di lavoro, come lo smart working).

E se, da un lato, anche la Finanza punta sempre di più sulle metriche ESG legate al rischio derivante da fattori riconducibili a problematiche ambientali, sociali e di governance, dall’altro sta alla singole aziende tenere fede alle promesse fatte e investire in progetti, risorse e iniziative finalizzate a questo nuovo concept di progresso e innovazione.

A fare la differenza non saranno soltanto i giganti dell’hi-tech, che già fanno di questi traguardi la loro bandiera, ma l’impegno di tutti.

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